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Artisti alla ribalta: Roberto Cardone (da LE MAPPE DEI
TESORI D'ITALIA on line - anno 1 n. 2)
Silenzioso,
calmo, pacato. è un moto interiore che allunga i suoi
margini sino al cielo, là dove le nuvole tanno gran
scena della loro potenza, in un reboante concerto di blu
e grigi, l'aria salmastro e la salsedine pizzicano il
naso e tirano la pelle del viso, come se fossimo davvero
sullo laguna di Grado e, invece, sono le poesie su tela
di Roberto Cardone.
Che
un quadro potesse suscitare tanta emozione ce l'hanno
insegnato in passalo gli Espressionisti, con immagini
forti, crude e violente, ma che si potesse dire tanto
senza aggredire lo sguardo, che bastasse il muto
logorante impegno di queste schiene curve sulle reti,
non si era mai visto.
Sono straordinarie finestre aperte sul paesaggio, ma non
si creda, annoiati alla sola parola, di finire in flash
già visti, tutto è nuovo, non occorre una montagna, non
il verdeggiare della chioma di un albero, là, a parlare,
sono interminabili distese di un mare lunare,
lentigginoso, reale e irreale nel medesimo istante.
Così la Natura nei quadri di Cordone non è mai un
fondale, l'olio tirato a velature leggere suggerisce i
riflessi dell'acqua e l’impalpabilità dell'aria, negando
la materia concreta del colore, la scena, nel suo
distendersi, semplice agli occhi di chi la guarda, è la
cassa di risonanza di un sentimento, la traduzione di
una poesia interiore, che Cardone esplicita anche nella
forma scritta.
Non di rado, infatti, le composizioni sono accompagnate
da versi che ne esplicitano i contenuti, poesie che
svelano un uomo profondamente legato alla quotidianità e
al valore universale del lavoro, ma che del resto da
quel lavoro sa cogliere il lato immaginifico. Così di
contro si ritrova un pittore, realista, che cerca di
negare il sogno, facendosi modestamente critico di se
stesso, cantore dell'Umano. In queste opere si ritrova
quell'Umanesimo profondo, senza denunce, colto nel suo
spirito essenziale, immortalato nei volti senza viso e
nelle schiene inarcate su reti perennemente vuote che
talvolta rassomigliano a distese autonome e vitali.
In ciascuno di quegli uomini è possibile identificarsi,
è possibile leggere l'introspezione dell'autore che
confessa di abbandonarsi al fluire della musica di
Baldan Bembo ed Elton John per impostare il colore, e
scegliere, in base al ritmo, la pastosità.
La nuova figurazione imposta le sue basi in un ritorno a
un realismo senza tempo, collocato a livello spaziale
a chilometri di distanza dalla routine chiassosa delle
grandi città, ma attraverso immagini evocative di scorci
lagunari dove il tempo perennemente uguale a se stesso,
è scandito dal ritmo delle maree o dal lavoro del vento,
in un generale revival del 'Tradizionale' che investe
ogni aspetto della nostra realtà, dall'enogastronomia
alla musica, s'inserisce perfettamente il lavoro di
questo grande artista, che tuttavia, è vigile
conservatore di uno spirito autentico mai dettato dalla
moda, sostenitore di se stesso, fuori delle grandi rotte
dello commercializzazione o dalle leggi del mercato. Una
vita dedicata a uno passione che l'ha costretto a
dipingere di notte a far convivere lo spirito
dell'artista con quello del personaggio istituzionale
profondamente inquadrato, un curriculum straordinario
che ha portato le sue opere in giro per il mondo da
Londra a New York da Roma a Ferrata senza dimenticare
mai la terra d'origine che lo ho ripagato con
incredibile partecipazione di pubblico alle sue mostre
di Udine, Venezia e Trieste fanno di Roberto Cordone il
poeta delle persone comuni e un grande comunicatore.
Nelle tele, infine, tra Sièlo e Mar (titolo, per altro,
dell'ultima fortunatissima antologica conclusasi o
maggio scorso a Trieste) c'è lo spazio delle
aspirazioni, su quel confine di orizzonte s'impone, ogni
volta, l'incognita del viaggio. |